Ovovia Trieste – Opicina si? Ovovia Trieste – Opicina no?

In questo periodo sono in molti quelli che mi chiedono un parere sulla proposta di costruire una “ovovia” che dal Molo Quarto raggiunga il Bovedo e da qui salga fino ad Opicina (Campo Romano).

Mi è stato insegnato che per giudicare qualsiasi cosa, fatto o proposta bisogna avere presenti le questioni nella loro interezza. Purtroppo, anche in questa occasione, il “Comune” non ha brillato nella presentazione del progetto, viziando così la successiva discussione, avviata peraltro in un periodo “sospetto”, in quanto siamo di fatto già in campagna elettorale per le elezioni che si terranno nella primavera 2021.

Andiamo con ordine.

Si tratta di un’opera faraonica, da 30 milioni di euro (per intenderci 58 miliardi delle vecchie lire) che mira a collegare il Molo IV ad Opicina, passando per l’area in cui sorgeranno gli erigendi musei di Porto Vecchio e il Bovedo. Non una tradizionale funivia, ma un’ovovia dichiarata a basso impatto ambientale, capace di ultimare il percorso in 13 minuti e di trasportare circa 2.000 persone all’ora (contro le 150 persone all’ora trasportate dal tram di Opicina, quando operativo).

Si arriva già a supporre i costi per l’utilizzo: 1,50 euro a viaggio per i residenti, 5,00 euro per i turisti.

La discussione, sui media e sulle reti sociali, è iniziata repentinamente e con la partecipazione di autorevoli personalità.

Moltissime le critiche raccolte: è un’idea vecchia, non è una priorità, troppi soldi, non è sostenibile, grosso impatto ambientale, non è il momento opportuno per realizzare queste strutture, vi sono a Trieste troppe opere in sospeso, meglio pensare e realizzare altri progetti, mancano seri studi di fattibilità e sostenibilità, è una boutade elettorale, è irrealizzabile,…

Bene… e il mio pensiero?

Come dicevo, nonostante tutto, il progetto non è stato presentato bene: mancano alcuni importanti dettagli.

Innanzitutto va ricordato che il progetto si inserisce nel Progetto Portis – Bando Horizon 2020 che prevede che l’intera somma per la realizzazione di determinate opere venga erogata al vincitore del bando di gara da fondi europei e ministeriali, gara a cui possono partecipare città portuali per progetti originali di mobilità ecosostenibile.

Da quanto detto si evince che altre opere quali, ad esempio, il ripristino e l’allungamento verso il centro città o verso il Carso del Tram di Opicina, non possono rientrare nel bando.

Difficile anche pensare a proposte alternative, che uniscano innovazione ed utilità, da realizzare a Trieste. Quindi, da quanto affermato durante la presentazione e da quanto si evince, o i soldi dell’eventuale premio destinato al vincitore del concorso vanno per questa opera o vanno persi definitivamente.

C’è da capire anche quanto possa risultare utile questa opera. Sicuramente sarebbe un richiamo per il turismo, ma andrebbe pensata anche qualche attrazione da realizzarsi ad Opicina, dove dovrebbero essere presenti altri mezzi di trasporto verso siti turistici del Carso quali, ad esempio, la Grotta Gigante.

Potrebbe essere anche qualcosa di utile per i pendolari che lavorano a Trieste. Un interscambio fra macchina ed ovovia faciliterebbe l’ingresso in città per chi lavora in centro: se è vero che la percorrenza da Opicina a Trieste è di 13 minuti i tempi sarebbero paragonabili a quelli necessari per spostamenti in macchina e non ci sarebbe necessità di trovare un parcheggio in città. Sarebbe allora da pensare ad un ampio parcheggio ad Opicina ed alla disponibilità di autobus di linea all’arrivo sul Molo IV.

La problematica della Bora non è da sottovalutare: se è vero che sopra i 75 chilometri all’ora l’ovovia non viaggia, nelle giornate di vento si potrebbero creare in città tutti quegli inconvenienti che l’ovovia vorrebbe ridurre. È necessario che in sede di progetto sia prevista una resistenza maggiore ai venti per evitare quei disagi che qualcuno ritiene possibili fino a 30 giorni l’anno..

Quali ricadute sulla città? A Trieste non esistono ditte che producano ovovie, cavi per funicolari o tralicci. Non c’è neanche una cultura nella fabbricazione degli “ovuli” quindi una grossa parte della somma che potrebbe essere vinta non rimarrebbe in città. Però, le risorse umane necessarie per la manodopera per la costruzione ed il personale per la gestione dell’ovovia potrebbero facilmente essere reperite in città. Potrebbe essere una attrazione turistica e, come accennato precedentemente, potrebbe portare ad una riduzione del traffico e di tutto quello che questo comporta.

In sintesi, quale è il mio pensiero dopo aver esaminato i dati di cui sono a conoscenza?

Difficile limitarmi ad un “favorevole” o “contrario”. Il mio parere è un: “favorevole condizionato”.

Non nego che l’opera sia interessante, ma per tanti versi “rischiosa”. Rischiosa nella realizzazione e rischiosa nella successiva gestione. Il rischio che diventi un costo più che un’opportunità è molto grande.

La condizione che pongo, dopo aver verificato che l’impatto ambientale e l’inquinamento prodotto dal funzionamento dell’opera siano effettivamente contenuti, è che non vi sia alcuna previsione di spesa “pubblica” sulla realizzazione dell’opera e sulla sua successiva gestione. Il budget della manutenzione ordinaria unito ai costi di funzionamento (personale, energia,…) deve rientrare nel “costo zero” per la collettività. Non si può pensare che eventuali aumenti delle spese siano a carico degli “Enti locali”, né che eventuali spese di gestione non coperti dagli incassi vengano appianati da interventi “pubblici”. Sarebbe anche auspicabile che la realizzazione non gravi in alcun modo, diretto od indiretto, sulle risorse pubbliche neanche con costi indiretti. Forse il progetto è già costato troppo…

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