Due parole sul DDL regionale di riorganizzazione socio-sanitaria

A chi mi chiede cosa ne pensi del DDL 70 “Riorganizzazione dei livelli di assistenza, norme in materia di pianificazione e programmazione sanitaria e sociosanitaria e modifiche alla legge regionale 6/2006 e alla legge regionale 26/2015” in discussione in questi giorni al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, rispondo sinteticamente che “non mi piace”.

Avrei voluto sentire la presentazione del DDL direttamente dall’Assessore regionale alla Sanità, nonché Vicepresidente della Regione FVG arch. Riccardo Riccardi, avrei voluto chiarire con il suo aiuto alcuni dubbi ed esprimergli direttamente le mie perplessità. Per questo, a fine ottobre, ho presentato, secondo regolamento, formale richiesta di audizione nel Consiglio comunale di Trieste. Qualcosa non ha funzionato…

Ora mi è difficile riassumere le mie critiche in poche battute: ci sarebbe bisogno di una analisi attenta, articolo per articolo, con riferimenti alle norme regionali che si vogliono riformare e all’attuale legislazione in materia, da poco approvata… Provo comunque ad esprimere, molto sinteticamente, le mie perplessità.

Tanto per farci un’idea di quello di cui stiamo parlando bisogna ricordare che la spesa per la sanità incide sul Bilancio regionale per oltre i due terzi. A testimonianza del fatto che qualcosa non funzioni nella programmazione e nella pianificazione ci stanno le due variazioni di bilancio a cui la Regione è stata costretta a far ricorso quest’anno. Nel DDL non riesco a cogliere grossi cambiamenti di rotta rispetto al recente passato.

I primi articoli sembrano più una lista dei desideri che formulazione di norme che favoriranno passi in avanti facendo, ad esempio, chiarezza su chi avrà il compito di pianificare e programmare la sanità a livello regionale e sull’organizzazione ospedaliera (cosa è Hub? cosa è Spoke? quale è la relazione tra Hub e Spoke?). Cosa è il budget assistenziale? Quale è il ruolo degli amministratori locali nelle scelte strategiche nel campo dell’assistenza sociale? Quale è la programmazione per l’acquisizione del personale specialistico mancante? Quali sono i risultati degli AIR (accordi integrativi regionali)? Come si allinea il privato alla qualità del pubblico?

Le obiezioni fatte a suo tempo alla Riforma Serracchiani – Telesca rimangono anche in questa riorganizzazione: si continua a parlare molto di un territorio impreparato a supplire alle funzioni che dovrebbe svolgere penalizzando gli ospedali ed i pazienti che sono costretti a farvi ricorso. Appare evidente che si parli molto di cronicità a scapito delle urgenze-emergenze.

Anche il ruolo dell’Università, che, dovendo svolgere anche la funzione della didattica e della ricerca, ha una “mission” diversa dall’esclusiva cura delle persone, e che ha, numericamente, personale percentualmente limitato paragonato al numero del personale “ospedaliero”. L’ipertrofia del ruolo degli universitari nel DDL è eclatante.

Non è chiarito il ruolo che gli Enti locali avranno nell’espressione di pareri. Anzi, il loro peso appare estremamente limitato, pur ricoprendo da decenni competenze rilevanti nell’ambito dell’integrazione sociosanitaria.

Mancano concrete politiche di risparmio, di ottimizzazione delle risorse. Non è evidente un “piano industriale” con degli obiettivi precisi e con degli effettivi strumenti di verifica.

Tante, troppe volte, vi sono dei rimandi a “Deliberazione della Giunta regionale”, come se si trattasse di una “navigazione a vista” e non ad un percorso pianificato.

Non mancano poi anche possibili conflitti istituzionali (vedi Azienda regionale di coordinamento per la salute (ARCS) nei confronti della Direzione Centrale salute) di cui è difficile capire i ruoli ed i limiti di azione.

Questo, in estrema sintesi.

Stiamo a vedere come, i prossimi giorni, il Consiglio regionale procederà con la discussione e con gli eventuali emendamenti.

Confido ed auguro un lavoro sereno che porti a degli importanti e sostanziali cambiamenti.

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