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Ricevo, dall’amico e collega triestino Paolo Pesce, queste sue riflessioni su di un recente episodio che ha interessato la cronaca triestina.

Spiace dover raccontare che il testo sia stato inviato anche alla rubrica “Segnalazioni” del quotidiano triestino “Il Piccolo” che ha comunicato che non procederà alla pubblicazione in quanto “contrario alla linea editoriale” del giornale stesso.

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Ho letto l’ampio resoconto pubblicato su Il Piccolo del 6 aprile relativo alla scelta suicida/eutanasica dei coniugi Crisciani. Sono rimasto stupito della scelta di dedicare così ampio risalto a questo drammatico evento.

Innanzitutto non mi è sembrato opportuno enfatizzare il diritto all’eutanasia proprio in questo periodo storico. Tutta l’Italia è chiusa in casa per ridurre la diffusione dell’infezione Covid-19, per prevenirne i contagi e quindi le morti. Viviamo il dramma di questa necessaria imposizione, accentuato nelle famiglie con bambini piccoli, in quelle con anziani soli, in quelle in cui le situazioni conflittuali erano pre-esistenti, etc… I tanti che non hanno più soldi per comprarsi da mangiare. Le tante ditte che falliranno. In questa fase di inedita solidarietà umana, a prezzo della propria libertà, ci si chiede dopo il vostro articolo: perché tanto sacrificio? Ne vale la pena se poi delle persone con situazioni cliniche diffusissime, con alle porte una probabile vedovanza (che è il destino di tutti i matrimoni che durano nel tempo) decidono di uccidersi?  Allora usciamo tutti e ognuno pensi solo a sé stesso!

In secondo luogo mi chiedo che società vuole contribuire il Piccolo a costruire? Il problema non è il diritto all’autodeterminazione ma la dignità della vita umana. Non è solo una valutazione soggettiva, ma un fatto culturale che poi diventa politico. Si spinge a non ritenere degna la vita di tante persone che si trovano in condizioni particolari. Nei secoli ne abbiamo visto gli effetti: la schiavitù, lo sfruttamento dei bambini e di interi popoli, il caporalato, la violenza sulle donne, l’aborto. Di volta in volta condizioni di dignità negata a gruppi di persone.

Bene ha fatto, invece, la Convenzione Universale dei diritti dell’uomo del 1948, che ha sancito che  la dignità è un elemento costitutivo di ogni essere umano. Ciò vale per sé e per gli altri, ed è l’unica strada per una civiltà realmente moderna e solidale che, credo, tutti desideriamo.

Paolo Pesce