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Ad urne ancora aperte ritengo opportuno dichiarare le mie attese per le elezioni europee.

Come noto non sono un politico di professione. Credo quindi di avere un modo di ragionare diverso dai professionisti della politica. Non sarei mai capace di affermare di aver “vinto” le elezioni anche quando è palese che il proprio partito ha subito una pesante sconfitta. Ad esempio sono anni che sostengo che sia scorretto valutare i risultati in base a percentuali di voti o seggi conquistati, perché ritengo sia importante valutare i voti assoluti e ragionare poi su questi dati. Ma non mi soffermerò qui su questo: ora devo “dare i numeri”.

Sarei soddisfatto se il Nuovo Centro Destra, partito in cui mi sono impegnato, riuscirà a superare il 10%. In Italia, nel Friuli Venezia Giulia ed a Trieste. (Parlo in percentuale essendo la prima volta che il partito si presenta.)

E’ da non politico che mi permetto certe affermazioni…

Perché metto il limite del 10%, cifra enorme paragonata alle previsioni?

Ritengo che un partito che, nel giro di pochissime settimane ha raccolto oltre 125.000 iscritti e fondato più di 12.000 Circoli sul territorio nazionale; un partito che vanta la presenza di oltre 4.000 rappresentanti nelle amministrazioni locali, nonché un certo numero di parlamentari e perfino di ministri; un partito in cui sono confluite le menti migliori del vecchio PdL; un partito che ha scelto di rimanere “attivamente” e “criticamente” nel governo riuscendo a dettare delle linee in alcun ambiti; un partito che si presenta con uno statuto nuovo, con una struttura federale, che da ampio spazio alla periferia e ad un modo nuovo di fare politica; un partito a cui stanno cari dei valori ampiamente condivisi; un partito che ha un chiaro programma per risolvere i maggiori problemi economici e sociali attualmente presenti; un partito che ha scelto un’alleanza strategica con l’UDC per questa tornata elettorale; ritengo che un partito come si presenta in questo modo non possa raccogliere un consenso inferiore al 10%.

A poco servono “attenuanti” come la mancanza del finanziamento pubblico…

Anche a livello triestino e regionale, la scelta di candidare Dipiazza, le rinnovate alleanze con i movimenti guidati dai vari Bandelli, Antonione e perfino Menia; l’idea di fare di Dipiazza il nuovo candidato unitario per un ampio Centro Destra alle prossime elezioni, se porteranno ad un risultato inferiore al 10% significheranno un chiaro insuccesso.

Se i voti presi saranno inferiori al 10%, in Italia, nel Friuli Venezia Giulia a Trieste, sarà da fare una seria riflessione e capire dove si è sbagliato. Ci si dovrà chiedere quale errore sia stato commesso, quale messaggio non si sia riusciti a trasmettere, come si sarebbe potuto agire diversamente, quale strategia non sia stata capita ed accettata.

C’è da chiedersi se la ricerca di un successo alle prime elezioni non abbia fatto sporcare il volto nuovo di questo nuovo partito o se sarebbe stato meglio rischiare rimanere al di sotto del 4% pur di preservarne l’immagine.

Tutto questo lavoro andrebbe fatto per ripartire, con ancora maggior consapevolezza ed entusiasmo…