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Il 10 maggio 2026 su Il Piccolo, nella rubrica «All’ombra del campanile», don Eugenio Brusutti ha firmato un intervento intitolato «Dove sono finiti i politici cattolici?». Gli ho risposto con questa lettera aperta, che Il Piccolo ha pubblicato il 12 maggio 2026 nella rubrica «Segnalazioni» con il titolo «Persone di buona volontà che si trovano». La ripubblico qui per condividerla con gli amici di Progetto Comune e con chi segue questo blog
Caro don Eugenio,
ho letto con attenzione la Sua riflessione apparsa su Il Piccolo. Le riconosco il merito di aver lanciato il sasso nello stagno. Non ne condivido per intero la ricostruzione storica, né la cornice del pensiero di Augias, ma la domanda da cui parte — «Perché voi saggi ve ne state a casa?» — è preziosa, e me la sento rivolta. E rispondo: io ci sono. Lo dico senza pretese di rappresentanza e senza usare il «cattolico» come pedigree — l’avvertenza che giustamente Lei ricorda. Lo dico come fatto, e come metodo.
Faccio il cardiochirurgo, sono padre di cinque figli, e vivo a Trieste. Da anni mi spendo nell’impegno pubblico — un mandato in Consiglio comunale, candidature, scritti, presenza sul territorio. Proprio in questa direzione, con un gruppo di amici abbiamo dato vita a Progetto Comune: un pensatoio dove costruire, fra persone coraggiose, un percorso condiviso che non sia nostalgia né etichetta.
La nostalgia, lo dice bene, non basta. I politici da Lei citati sono cantiere, non museo: la loro grandezza, come quella di tanti altri, fu abitare il proprio tempo a partire da una visione precisa dell’uomo. La nostra responsabilità è riprenderne la sostanza, non riprodurne le forme, dentro un assetto radicalmente mutato. Il Vangelo, come Lei scrive, può «agire in ogni creatura» soltanto se i credenti accettano di sporcarsi le mani con il presente.
Sono d’accordo sulla diagnosi dei «consorziamenti mortiferi». Attraversano larghe parti dell’arco politico. Sono quel meccanismo che premia l’appartenenza e punisce la libertà; che svuota i programmi e gonfia le poltrone; che chiede di negoziare proprio ciò che, per definizione, non si negozia. È qui che il cattolico in politica si gioca la propria credibilità: non sui simboli esibiti, ma sulle scelte concrete nei momenti scomodi. San Tommaso Moro, patrono dei governanti, non ha negoziato. È un riferimento esigente.
Il metodo, per me, è osservare la realtà nella totalità dei suoi fattori e rispondere ai bisogni che vi si riscontrano. Trieste e il Friuli Venezia Giulia sono, in questo, un laboratorio prezioso: la sanità, che conosco dall’interno; il lavoro e l’impresa; la casa e la famiglia; la demografia che si avvita; lo sviluppo di Trieste, oggi senza prospettiva di ampio respiro, con la sua frontiera e il suo porto; un’accoglienza vera, che non confonde compassione e ingenuità. Temi grandi, declinabili in scelte amministrative quotidiane, dove l’«amore politico» di cui Lei parla si misura con il bilancio, la sicurezza sul lavoro, la transizione energetica, le liste d’attesa, le buche nelle strade.
Condivido anche il punto culturale. La risposta a un capitalismo che ha smarrito il fine, e a un’ignoranza che genera politici sordi alla dimensione spirituale e culturale del proprio compito, non è proclamare: è formare. Servono luoghi di studio, di confronto e di amicizia operosa, dove competenze diverse — professioni, imprese, scuola, famiglia, mondo associativo — si offrano sussidiariamente al bene comune senza scorciatoie.
A chi sta riflettendo se candidarsi alle prossime tornate, Lei chiede un esame di coscienza serio. Lo sottoscrivo, e aggiungo che servirà anche un esame di realtà. Politica seria significa farla, e farla per servizio, sapendo di essere, come ricorda il Vangelo, «servi inutili».
Concludo con una citazione. Frodo dice: «Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni!». E Gandalf: «Anch’io. Come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato». Disporre del tempo che ci è dato: questa è, per me, la politica dei cattolici. Non un partito da rifondare a tavolino, ma uomini e donne di buona volontà che si riconoscono, si cercano, si trovano. Cercatemi. Cerchiamoci. Troviamoci, anche nel think tank Progetto Comune.
Marco Gabrielli


Pubblicata su Il Piccolo del 12 maggio 2026, a pagina 32 nella rubrica “Segnalazioni“.
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