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Sono passati sei mesi dal 29 luglio 2019, data in cui il tetto della “Piscina terapeutica Acquamarina” è crollato rendendo inutilizzabile la struttura.

Fortunatamente, nel momento del crollo non ci sono stati morti o feriti, ma ora la situazione è molto critica per numerose persone che utilizzavano la struttura per motivi sanitari e non solo. Nella struttura, unica nel territorio dell’ex provincia di Trieste ad avere acqua di mare alla temperatura di 32° e 34° nelle due vasche di cui era dotata, c’erano attivi, fra gli altri, anche dei servizi di fisioterapia erogati in convenzione con il sistema sanitario regionale. Informazioni sulle caratteristiche uniche dell’Acquamarina le trovate nei miei precedenti post che trovate cliccando qui e qui.

Dopo il crollo gli ex utenti hanno cercato soluzioni alternative. Le piscine presenti sul territorio comunale poco si adattano a persone anziane, disabili o in un percorso riabilitativo. Questo per la temperatura più bassa dell’acqua o per le caratteristiche stesse della piscina (per fare un esempio l’Acquamarina era dotata di un sollevatore per immergere gli utenti nelle vasche). È allora iniziato un pellegrinaggio “fuori porta” andando a cercare delle strutture nella vicina Slovenia, poco oltre il confine, a Monfalcone o a Grado, con tutti i problemi connessi con gli spostamenti, il dover ricorrere a strutture che non hanno prezzi calmierati, il trovare ambienti affollati e senza poter usufruire di determinati servizi sanitari erogati in convenzione con il SSR. Questi servizi vengono ora erogati da strutture diverse che si vedono saturate e che costringono a lunghi periodi di attesa (anche più di 6 mesi).

In tutto questo disagio la Piscina risulta essere tuttora sotto sequestro.

La mozione approvata all’unanimità dei presenti il 14 ottobre 2019 non ha ancora avuto una risposta da parte del Sindaco e dalla Giunta, andando ben oltre i termini previsti dal Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale di Trieste.

Nel frattempo compaiono dichiarazioni che afferamano che il Fondo sportivo metterà a disposizione 10.000.000 di euro per la costruzione di una nuova struttura in un polo sportivo da realizzarsi in Porto Vecchio. Notizia mai confermata e soprattutto molto vaga: dove esattamente? come sarà fatta la struttura (riabilitativa o agonoistica)? e, soprattutto, quando? Sono in tantissimi ad attendere, chiedendosi se il Porto vecchio sia effettivamente la “location” migliore per la nuova edificazione.

La vicenda è sicuramente complessa: la struttura è dell’Autorità portuale, data in concessione al Comune di Trieste che l’ha appaltata ad una società che a sua volta collabora con una ONLUS nella gestione dei disabili. Sono in corso delle indagini che cercano i responsabili del crollo.

Sulla stampa appaiono frequentemente lettere di cittadini che richiedono la ristrutturazione della struttura, andando perfino a sollecitare qualche sponsor privato o ipotizzando una raccolta fondi fra ex utenti e cittadini. tanto ritengono necessaria la struttura.

Per fare chiarezza su alcuni punti, assieme alla Consigliera Antonella Grim, abbiamo scritto un’interrogazione (vedi a fondo pagina) che è stata sottoscritta anche dai Consiglieri comunali Andrea Cavazzini, Fabiana Martini e Sabrina Morena. Un gruppo trasversale di Consiglieri per una problematica che esula dai programmi di mandato, ma che vuole dimostrare la vicinanza a chi, con l’Acquamarina ha perso un luogo di cura, di intrattenimento, di sport ed un’occasione di socializzazione. Il tutto confidando in una rapida soluzione del problema.

Ora attendiamo le risposte.

Da ultimo desidero ringraziare “Trieste Prima” e “Trieste cafe” per la diffusione della notizia della presentazione dell’interrogazione.