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I sondaggi pubblicati il 6 giugno 2026 dal Piccolo, e le reazioni che hanno riempito le pagine dei giorni successivi, raccontano una città in cui qualcosa si è inceppato. Sono, in buona parte, d’accordo con la fotografia che ne esce: quasi due triestini su tre sentono che la città è peggiorata, la cabinovia è bocciata da oltre tre quarti dei cittadini, cresce la domanda di sicurezza e il consenso verso l’amministrazione è notevolmente diminuito. Non sono percezioni gonfiate, sono il termometro di un disagio reale.

Eppure, leggendo le reazioni di questi giorni, colpisce una cosa: si discute soprattutto di chi avrebbe pilotato il sondaggio, di possibili candidature, di alleanze e di chi farà da ago della bilancia. Tatticismo di Palazzo. Intanto i problemi delle persone restano lì, dove erano.

E sono molti più di quelli che un sondaggio riesce a misurare. Penso alle periferie trascurate, alle buche sulle strade e a una manutenzione ordinaria che troppo spesso non c’è, al verde pubblico lasciato andare, agli anziani sempre più soli in una città che invecchia, ai giovani che se ne vanno perché non trovano lavoro né una casa che possano permettersi, a una sanità che non si esaurisce nell’ospedale di Cattinara, ai tanti, troppi, bambini esclusi da costosissimi asili nido. Ma soprattutto penso al problema che li tiene insieme tutti: manca una visione. Manca un’idea condivisa di che cosa vogliamo che Trieste diventi nei prossimi dieci o quindici anni. La cabinovia è il simbolo perfetto di questa assenza, un’opera senza un disegno, senza un analisi credibile su impatto, scopo e costi. E il Porto Vecchio resta la grande incompiuta, su cui qualcuno sta lavorando in segreto, ma che da troppo tempo attende una scelta chiara.

Per questo credo che non servano altri sondaggi, né l’ennesima conta dei nomi. Serve un grande lavoro, paziente e serio, per costruire un programma: un programma che risponda davvero ai problemi e ai bisogni, che sia condiviso e di ampio respiro, capace di parlare a tutta la città e non a una fazione, e che sia chiaro, senza ambiguità, almeno su alcuni nodi. Sulla cabinovia e sul Porto Vecchio, per riprendere i due esempi citati, i cittadini hanno diritto a posizioni nette, non a rinvii.

È un lavoro che non si fa da soli e non si improvvisa in campagna elettorale. Si fa mettendo intorno a un tavolo competenze, ascolto e persone di buona volontà che abbiano davvero a cuore questa città.

Trieste merita una proposta seria, e quella proposta deve essere costruita adesso.