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Nel numero del 20 maggio 2016 del settimanale triestino “Vita Nuova” è uscita questa mia intervista.

2016-05-20 Intervista a Gabrielli

Lei non è nuovo ad esperienze in politica. Come mai questa decisione di candidarsi nuovamente?

La mia esperienza nella politica attiva si limita alla mia candidatura alle Regionali del 2013 nelle quali, da esordiente assoluto, sono riuscito a raccogliere oltre 700 voti in città. Un risultato incoraggiante che, unito alla constatazione dell’ulteriore allontanamento della politica dai principi cristiani anche a livello cittadino e alla recente esortazione di papa Francesco «Per favore, non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico», mi ha suggerito di presentarmi alle elezioni Comunali. Credo che l’esperienza di un marito, un padre di 5 figli, un medico, una persona estranea ai meccanismi della politica possa risultare interessante per gli elettori e, al caso, possa portare delle novità nel Consiglio comunale.

Come valuta l’operato della giunta uscente?

Non giudico l’operato della giunta Cosolini per quanto riguarda la “normale amministrazione”: a questo ci penseranno gli elettori. Non posso però tacere un mio giudizio assolutamente negativo per quanto riguarda l’operato sui temi etici, un giudizio che ho già chiaramente espresso anche sulle pagine di Vita Nuova e de Il Piccolo. Cosolini si è fatto carico di decisioni che non gli competevano con un chiaro ed esclusivo valore politico: mi riferisco, in particolare, all’apertura del registro delle “Dichiarazioni anticipate di trattamento”, al riconoscimento dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero e al sostegno dato a percorsi educativi con chiara matrice ideologica. La giunta uscente di centrosinistra ha portato avanti politiche contrarie ai principi non negoziabili. La mia contrarietà non si limita quindi ad un livello di competenze: il mio giudizio sarebbe negativo anche se spettasse al Consiglio comunale decidere in merito a questi argomenti.

Perché ha scelto la collocazione a sostegno del candidato sindaco Roberto Dipiazza?

In questi anni mi sono augurato che un professore universitario, un imprenditore, un avvocato, un professionista,… potesse lasciare le sue occupazioni e “salire in politica” con una forte candidatura a sindaco di Trieste per il bene della città, portando aria nuova e raccogliendo consensi in modo trasversale. Le mie speranze sono andate deluse. A candidarsi a sindaco di Trieste sono stati dei politici già noti: fra loro ho dovuto scegliere con chi schierarmi. Al momento di decidere tre erano le personalità con concrete possibilità di successo: Cosolini, Menis (Movimento 5 stelle) e Dipiazza. Di Cosolini ho già parlato. Sui grillini posso dire che apprezzo alcuni aspetti del loro operare, ma non vedo rispecchiati i miei valori nel loro programma. Dipiazza lo abbiamo già visto all’opera come sindaco di Trieste: è una persona aperta al dialogo, che sa ascoltare. La prima dimostrazione l’ho avuta quando mi è stato chiesto di collaborare alla stesura del programma di mandato: tutte le mie proposte sui temi della famiglia, della vita e dell’educazione sono state accolte. Vedo anche che c’è una sintonia di base sui temi etici nella coalizione che sostiene la sua candidatura, sia pure con delle sfumature. Una sintonia che manca nella coalizione che sostiene gli altri candidati che, anzi, portano avanti politiche contrarie ai valori cristiani. La scelta della Lista Civica Dipiazza è stata conseguente perché raccoglie varie espressioni della cosiddetta “società civile” e permette quegli spazi di libertà che sono difficili da trovare nei partiti politici tradizionali.

Quali sono i punti principali di un suo futuro impegno politico e amministrativo?

Il sostegno concreto, per quanto di competenza del Consiglio comunale, ai principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di educazione. Quindi, ad esempio, quoziente famigliare, che tenga realmente conto del numero dei figli, per tasse e servizi comunali; asili nido e mini-asili nido d’ambiente; assistenza ad anziani e malati; costituzione di una commissione permanente aperta ad associazioni di genitori che valuti i progetti didattici presenti e che si vogliono introdurre nelle scuole gestite dal Comune… Il resto viene da se.

Si dice che vincerà chi riuscirà a far votare chi si astiene: lei pensa di poter riuscire in questa impresa?

Sono tantissimi i delusi della politica che non vanno a votare o che esprimono “voti di protesta”: chi non vota raccoglie più dei voti del partito più votato. Credo che sia il caso di dare fiducia a chi, come me, rappresenta la novità: vivo la politica come servizio, alla ricerca del bene comune, pronto al dialogo e all’incontro con chiunque abbia questo mio stesso desiderio. Già qualcuno mi ha detto che andrà a votare solo perché ci sono io: spero siano in tanti…

A cura di Stefano Fontana